La digitalizzazione delle imprese: il progetto “Solidarietà digitale” del Ministero

A seguito dell’esplosione dei casi di COVID-19, le imprese hanno dovuto trovare soluzioni alternative al lavoro in ufficio. Molte aziende però si sono trovate impreparate di fronte alla sfida di lasciare i propri dipendenti a lavorare presso il proprio domicilio. Lavorare da remoto è infatti ciò che il governo ha chiesto alle imprese e ai cittadini: rimanere a casa per evitare la diffusione del virus e quindi svolgere la propria attività lavorativa presso il proprio domicilio.

Molte imprese però non si erano ancora attrezzate per il telelavoro e si sono trovate a dover riorganizzare le proprie attività in pochissimi giorni. Nonostante il concetto di telelavoro o addirittura di smart working sia parte integrante di diverse aziende, soprattutto multinazionali, le piccole e medie imprese italiane faticano invece ad affidarsi alla digitalizzazione delle imprese per creare nuove esperienze lavorative.

Per affrontare l’emergenza Corona virus, il Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, ha reso disponibile la pagina web “Solidarietà digitale” dove imprese e startup possono mettere a disposizione tecnologie abilitanti allo smart working. È possibile candidarsi per offrire gratuitamente per un periodo limitato i propri servizi digitali che possano favorire lo smart working delle imprese non attrezzate per questo tipo di attività. Le piattaforme e servizi web già disponibili spaziano dal Digital Recruiting all’E-learning, dall’e-commerce agli strumenti di web conference.

A seguito della diffusione del COVID-19 e delle misure sempre più restrittive adottate dal governo, l’Italia non solo si è scoperta fragile, ma anche impreparata ad affrontare la sfida del telelavoro. Questo deriva da una forte resistenza verso questo tipo di attività e una conseguente impreparazione dal punto di vista tecnologico. Secondo i dati raccolti dall’Istituto di Statistica, solo il 4,7% delle aziende italiane ha un alto profilo dal punto di vista della digitalizzazione e queste sono aziende di grandi dimensioni che lavorano sui mercati internazionali. Se ci si concentra sulle piccole e medie imprese, che sono quelle che dominano il tessuto produttivo italiano, gli investimenti sono ancora più scarsi: solo il 24% ha introdotto una tecnologia all’avanguardia. Il dato più esplicativo viene fornito però dall’Unione Europea: dal punto di vista della digitalizzazione, l’Italia si colloca al venticinquesimo posto in Europa, quart’ultima prima di Romania, Grecia e Bulgaria.

Perché questo ritardo? Il tessuto imprenditoriale fatto di piccole e medie imprese pone sicuramente dei problemi dal punto di vista degli investimenti: il margine economico per un investimento nel digitale spesso è sottile o manca, ma è in primis una questione di approccio alle nuove tecnologie e all’innovazione. Molti imprenditori hanno dimostrato scarsa consapevolezza dei vantaggi dei servizi digitali, ma questa consapevolezza cresce all’aumentare della dimensione dell’azienda. La consapevolezza è chiaramente legata alla conoscenza delle nuove tecnologie e dei vantaggi che garantiscono, ma anche alla conoscenza degli strumenti disponibili per avviare la digitalizzazione delle imprese. Molte PMI infatti non solo sono poco informate dal punto di vista più strettamente tecnico, ma sono anche ignare di strumenti finanziari utili all’investimento come il Fondo Nazionale Innovazione che prevede incentivi per le PMI italiane sotto diverse forme. In particolare, è possibile acquistare strumenti informatici materiali o immateriali: è quindi possibile attingere a questo fondo anche per acquistare un software o per portare avanti un processo di integrazione o system integration.

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I vantaggi della digitalizzazione delle imprese

In un mercato sempre più competitivo, la capacità di innovarsi significa maggiore flessibilità e garantire ai propri clienti servizi migliori rispetto ai competitor. Innovare significa anche migliorare la comunicazione e i processi interni, rendendo le attività più veloci e riducendo il rischio di errore. In quanto paese membro dell’Unione Europa, l’Italia è inserita a pieno titolo nel progetto dell’Agenda Digitale europea e deve quindi porsi questi obiettivi: “fornire ai consumatori e alle imprese un migliore accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa; creare le condizioni ideali che consentano alle reti e servizi digitali di prosperare; massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale.”

Le imprese devono impegnarsi a sfruttare a pieno i fondi e gli incentivi stanziati dai ministeri competenti e devono quindi migliorare la loro conoscenza di questi strumenti fondamentali per la digitalizzazione. All’interno delle PMI italiane manca spesso una figura cruciale per cambiare l’approccio all’innovazione, in modo tale da approfondirne i vantaggi: l’Innovation Manager o simili. Gli organi istituzionali competenti lo hanno capito e per questo hanno inserito un ulteriore incentivo: il voucher per consulenza in innovazione che permette di ricevere un contributo economico che varia dal 30 al 50% del totale speso per la consulenza di un Innovation Manager, figura in grado di tracciare una nuova via interna verso l’innovazione. 

Di fronte all’emergenza sanitaria di queste settimane e di fronte alla difficoltà di molte imprese di adeguarsi a un nuovo modo di lavorare e di coordinare i propri dipendenti, è ancora più evidente la necessità di rendere le nostre imprese più moderne e flessibili. Gli investimenti in digitalizzazione delle imprese sono quindi il nuovo imperativo per crescere poiché garantiscono:

  • Maggiore efficienza
  • Modernizzazione dei processi interni
  • Sviluppo di soluzioni digitali (es. e-commerce)
  • Possibilità di lavorare da remoto o in smart working
  • Ridurre il rischio e gli errori

Non è un caso che il telelavoro/ lavoro agile sia tra i vantaggi della digitalizzazione: è importante poter garantire ai propri dipendenti l’accesso alla propria “postazione” ovunque essi si trovino e a prescindere dagli orari d’ufficio. Se nella vita “normale” il lavoro da remoto era visto come un elemento in più e non come una necessità, a causa della diffusione del virus COVID-19, rappresenta ora la sola modalità per lavorare in sicurezza e dal proprio domicilio.

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Se prima il telelavoro veniva spesso screditato o ne veniva sottovalutato l’aspetto rivoluzionario, di fronte a un’emergenza come quella che stiamo vivendo ora, ha assunto un ruolo imperativo e che andrà sicuramente potenziato una volta tornati alla normalità. In questo modo sarà possibile godere dei vantaggi che lo smart working e la digitalizzazione offre al di là delle situazioni emergenziali.

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